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Debito pubblico, evasione fiscale e incertezza internazionale: cosa frena l'economia italiana


Debito pubblico, evasione fiscale e incertezza internazionale: cosa frena l
Partendo dai dati 2024, il direttore di Unioncamere ER Guido Caselli traccia una panoramica della situazione socio-economica della Romagna e dell'Italia

La crescita economica italiana va a rilento. Dopo lo slancio acquisito con la fine della pandemia, il Paese è tornato a crescere meno dell'1%, una percentuale che è grossomodo la stessa dagli anni Novanta. La Romagna fa leggermente meglio, ma non si discosta troppo dal trend nazionale. A rilevarlo sono i dati raccolti da Unioncamere, riportati all'interno di questo giornale all'inserto di pagina 15. “Negli ultimi 20 anni l'economia mondiale invece è cresciuta del 112%. Significa che mentre il mondo corre, l'Italia cammina molto piano” sottolinea Guido Caselli, direttore del Centro studi di Unioncamere Emilia-Romagna.

Professore, quali sono le cause di questo andamento?

“Ci sono alcune dinamiche che ci zavorrano come Paese, su tutte il debito pubblico e l'evasione fiscale. Se avessimo un livello di evasione fiscale analogo a quello di Francia e Germania, ogni anno avremmo a disposizione tra i 45 e i 50 miliardi di euro in più. E poi c'è la forte incertezza internazionale di questo periodo storico, che si ripercuote sulle esportazioni e, di conseguenza, sull'industria. A fare da traino al comparto manifatturiero italiano è sempre stato l'export, che nel biennio 2023-24 è calato anche in Romagna. Nel 2025 crescerà, ma su valori contenuti. Senza tener conto di eventuali dazi statunitensi che potrebbero compromettere ulteriormente la situazione”.

A tenere in Romagna sono soprattutto i servizi.

“Sì, il merito è soprattutto del turismo che mostra cifre in leggero aumento: nel 2024 le presenze a Ravenna sono cresciute del 3%, a Forlì del 4%, a Rimini del 2%. L'offerta turistica andrebbe però rivista, e le strutture ammodernate. In regione, Bologna ha fatto registrare un +10%, ha superato Forlì e sta raggiungendo Ravenna. A questo ritmo in un paio d'anni Bologna potrebbe diventare la seconda provincia più visitata della regione dietro a Rimini, che con quasi il triplo delle presenze non vede minacciato il suo primato”.

Qual è la situazione delle imprese?

“Dal punto di vista occupazionale reggono, anche quelle cooperative. In Romagna le imprese a crescere di più sono quelle gestite da persone straniere, sia nell'edilizia sia in attività commerciali e terziarie. Rappresentano un 13% del totale, sono fondamentali per la tenuta generale del Paese. La polemica sull'immigrazione è pretestuosa: senza immigrazione avremmo raggiunto il collasso da tempo. Il punto non è se accogliere o meno, è come integrare chi arriva. Accogliere è necessario a non crollare”.

Cosa dicono le previsioni demografiche?

“Dicono che tra 20 anni la Romagna avrà in più 16mila abitanti e 100mila anziani, ma 15mila bambini in meno. In pratica 3 anziani ogni bambino (oggi sono 2). Dobbiamo chiederci come renderemo sostenibile questo tipo di società, economicamente e socialmente. Già vediamo le crepe nel modello attuale: il potere d'acquisto in 10 anni è calato dell'8%, gli unici stipendi cresciuti sono quelli dei dirigenti, e tra uomini e donne ci sono disparità importanti di retribuzione, anche in Romagna”.

Che fare quindi?

“Tante variabili sono vicine a un punto di rottura: clima, economia, welfare. Ma c'è una riflessione che nasce dai dati reali e fa ben sperare: il legame che esiste tra crescita economica e coesione sociale. Le due dimensioni hanno mappe sovrapponibili, si nutrono a vicenda: ora però si stanno sfilacciando e l'unica possibilità è tenerle insieme. Per farlo serve creare e rinforzare le relazioni. Come territorio e come comunità siamo cresciuti proprio grazie a un sistema di relazioni forti tra imprese, istituzioni e persone”.

L'Emilia Romagna può giocare un ruolo importante in questo?

“Sì, deve candidarsi a essere un'officina rigenerativa di relazioni. ‘Officina' perché è un territorio che sa fare e sa costruire, una delle sfide sarà come far convivere l'intelligenza artificiale con la nostra che è, quella artigiana, sociale, emotiva. ‘Rigenerativa' perché al centro dev'esserci la circolarità e la capacità di rinnovarsi, tanto nell'economia quanto nei legami sociali. Se riusciremo a immaginare il territorio come un'officina rigenerativa di relazioni, investendo sulla capacità di tenere insieme reti e rapporti, allora potremo opporci a una rottura che altrimenti sarà inevitabile”.


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