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Disagio psichico, le richieste della cooperazione per accrescere i servizi


Disagio psichico, le richieste della cooperazione per accrescere i servizi
Se ne è parlato nel convegno “Cooperazione sociale e salute mentale: confronti, dialogo, sfide proposte per un diverso prendersi cura”

Su 3 milioni di persone che in Italia soffrono di disagio psichico solo 800mila sono assistite da servizi psichiatrici: è questo il risultato che emerge incrociando le stime realizzate dal Collegio Nazionale dei Direttori dei Dipartimenti di Salute Mentale con i dati diffusi dal rapporto salute mentale del Ministero della Salute. Ma chi si occupa dei restanti 2 milioni di persone, giovani e adulti, che necessiterebbero di supporto?

Per rispondere a questa domanda Confcooperative Federsolidarietà e Confcooperative Sanità hanno organizzato il 26 febbraio a Roma il convegno “Cooperazione sociale e salute mentale: confronti, dialogo, sfide proposte per un diverso prendersi cura”.

Durante la giornata di lavoro sono state messe a confronto le migliori esperienze sul campo e la collaborazione tra sistema pubblico e le cooperative sociali che svolgono un ruolo fondamentale in un approccio integrale al benessere della persona.

Sul fronte della salute mentale, Confcooperative associa circa 400 cooperative con oltre 25mila lavoratrici e lavoratori occupati. E nelle cooperative sociali di tipo B sono oltre 6mila i lavoratori con problemi di salute mentale che trovano un'occupazione attraverso un percorso di inserimento socio lavorativo.

 “Col convegno di oggi - ha commentato il presidente di Confcooperative Federsolidarietà, Stefano Granata - vogliamo rilanciare l'impegno delle cooperative sociali aderenti nel campo della salute mentale, vogliamo accendere un faro su questo patrimonio di buone prassi e avviare un percorso che proseguirà con iniziative a livello territoriale puntando certamente sull'analisi dei problemi ma soprattutto sulla capacità della nostra rete di dare risposte efficaci, proposte attuabili, puntando sulla collaborazione con il sistema pubblico. Oggi la prima necessità è riuscire ad intercettare i bisogni quando si manifestano e offrire risposte, è il tempo di agire”. 

“Sin dalla legge Basaglia la salute mentale è stata un'aree di grande innovazione del nostro sistema sociosanitario e potrebbe esserlo ancora - afferma Mauro Abate, vicepresidente vicario di Confcooperative Sanità - se sfruttassimo a pieno il potenziale della cooperazione e del partenariato pubblico-privato anche attraverso gli istituti dell'amministrazione condivisa. Il settore, però, sconta un sottofinanziamento strutturale e continua ad essere trascurato, nonostante la marea montante del disagio psichico nel nostro Paese. Basti pensare che il PNRR non ha destinato un solo euro al rafforzamento dei servizi per la salute mentale. Così si acerba il senso di abbondano di persone e famiglie che si trovano ad affrontare simili problematiche, in particolare nelle regioni del Mezzogiorno dove i servizi sono rarefatti e, anche quando esistono, spesso sono inaccessibili. Un esempio: le strutture socioriabilitative di mantenimento ricevono solo il 40% della tariffa dal SSN, lasciando il resto a carico di persone in stato di grave disagio socioeconomico o di Comuni in dissesto. Servono interventi tempestivi e di stimolo al lavoro in rete di tutte le professionalità̀ del territorio, che già sono organizzati in formula cooperativa, quali medici, pediatri, professionisti sanitari e sociosanitari, prima che la povertà sanitaria - conclude Abate - generi un'ondata di emarginati privi di qualsiasi aiuto. Una situazione inaccettabile per un sistema sanitario universale e solidaristico come il nostro”.


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